Leishmaniosi in Valsamoggia: la valutazione di ASL

Leishmaniosi: sono tre le persone alle quali tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 è stata diagnosticata e curata con esiti positivi la forma viscerale:

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Leishmania in Valsamoggia

Sono tre le persone alle quali tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 è stata diagnosticata e curata con esiti positivi la forma viscerale: una donna di 60 anni di Castello di Serravalle, un uomo di 50 di Monteveglio ed un altro uomo a Zola Predosa.

Tre casi di trasmissione umana cui ha fatto seguito un’indagine sul focolaio che si è verificato tra Pianoro e San Lazzaro lungo il fiume Savena.

La leishmaniosi continua a fare la sua comparsa nel bolognese, tanto che l’Azienda Sanitaria Locale ha deciso di dare il via a uno studio per comprendere e monitorarne le modalità di diffusione sia tra i cani che tra animali e uomo attraverso la puntura dei pappataci che diffondono il contagio delle leishmanie ad organismi diversi.

Pappataci e leishmaniosi

I pappataci sono particolarmente attivi di notte e, come le zanzare, cercano di pungere mammiferi prevalentemente cani. I parassiti, nel caso dei cani, pungono solitamente il naso.

Incubazione e sintomi

La malattia nel contagio umano ha una lunga incubazione che può durare fino a diversi mesi prima di iniziare a manifestare la sintomatologia tipica composta di forti mal di testa, febbre elevata e tremori.

Nel 2018 nel territorio metropolitano di Bologna si sono già registrati 15 casi di Leishmaniosi viscerale mentre sono stati dodici i casi diagnosticati in tutto il 2017, tra i quali ci furono anche due decessi.

ASL e lo studio sulla leishmaniosi

L’Azienda Sanitaria Locale di Bologna ha avviato uno studio per aumentare le conoscenze sulle modalità di contagio e diffusione di questa malattia specialmente sulle circostanze e fattori ambientali che aumentano il rischio di infezione.

Nelle settimane prossime il personale del Dipartimento di Sanità Pubblica farà pervenire un questionario a tutte le famiglie e le aziende di una zona lungo il corso del torrente Savena dove, negli ultimi anni, la malattia si è presentata con incidenza maggiore.

Successivamente saranno effettuati prelievi ematici su un campione di 150 residenti in zona al fine di monitorare e studiarne l’eventuale contatto negli anni precedenti, per stimare l’incidenza dell’infezione umana in zona.

I risultati serviranno a cercare ogni possibile soluzione per il controllo della leishmaniosi nel territorio compreso tra Pianoro e San Lazzaro e gli altri che hanno registrato questa infezione in passato.

I suggerimenti di ASL

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